La natura descrive continuamente se stessa, le sue leggi, la sua storia e i suoi segreti più intimi. Usa con grande sapienza un linguaggio creativo e poetico, ricco di simboli, metafore, analogie e similitudini. Lo fa talvolta in modo eclatante, con fenomeni potenti e prodigiosi, per manifestare la sua indiscutibile superiorità; oppure lo fa in modo velato, seminando qua e là semplici indizi, minuscoli dettagli, che forniscono preziose chiavi di lettura.
Questi racconti scivolano via di fronte ai nostri occhi distratti, semichiusi, oppure offuscati dal malefico filtro della quotidianità. Imparare a leggere e decodificare questo linguaggio è compito del ricercatore attento, che non si accontenta di risposte preconfezionate e cerca di indagare oltre le apparenze.
Il mandorlo è un simbolo vivente a tutti gli effetti, e anche un esempio per tutti. È una pianta rustica di medie dimensioni, ha poche pretese, si adatta a terreni aridi e avari di nutrimenti. Anticipa la primavera con straordinarie fioriture precoci, lasciandosi ingannare dai primi tepori. Lo fa sempre con estrema grazia e generosità, per offrire i primi soccorsi alimentari a schiere di preziosi insetti impollinatori che attendono affamati l’arrivo della bella stagione. I mandorli sono le avanguardie della natura che si risveglia, le forze schierate in prima linea per contrastare gli ultimi colpi di coda dell’inverno.
I mandorli sono come gli artisti, sempre in anticipo sui tempi, perché con la loro sensibilità riescono a cogliere i primi segnali dei cambiamenti in atto; cambiamenti importanti, epocali, quelli che segnano la fine di un ciclo e l’inizio di un altro. Cambiamenti necessari, improrogabili, che aprono nuovi scenari e determinano nuovi salti quantici. Sono i gradini che scandiscono il percorso evolutivo del genere umano.
I rami sottili dei mandorli, ancora poveri di foglie ma ricoperti di candidi fiori delicatissimi, devono resistere alle gelate improvvise, alle grandinate e ai venti sferzanti del mese dei carnevali. Poi quando arriva il caldo sopportano il carico di pesanti frutti dal sapore aspro, acidulo e dal contenuto parzialmente tossico.
Bisogna attendere ancora qualche mese perché arrivi a maturazione il seme, l’unica parte commestibile della pianta. Il prezioso seme è rivestito da una pellicola fibrosa, tegumento, che cambia colore e consistenza durante la maturazione. Serve a conservare il giusto grado di umidità. Il seme è poi protetto da un robusto guscio legnoso a forma di conchiglia, endocarpo, che in alcune varietà risulta duro come le pietre o come certe conchiglie.